Ancora su Milano

…dal blog di Ivan Scalfarotto, uno che spesso dice prima di me le cose che sento anch’io:

http://www.ivanscalfarotto.it/?p=5016

“Non amo Milano per le normali ragioni del sangue o dell’abitudine ma per quelle ben più forti del cuore e della ragione: quelle di chi è arrivato in questa città e ne è stato generosamente accolto fino a farla diventare la propria casa, per sempre. Milano è stata casa mia anche quando ero a Londra o a Mosca per lavoro, a Milano ho comprato casa e ho stabilito le mie amicizie più profonde. A Milano ho costruito il successo della mia vita di professionista, l’accettazione e l’equilibrio di persona omosessuale, il senso più profondo del mio impegno in politica. Per uno come me vedere Milano com’è oggi è un dispiacere – un dolore, direi – che si fa fatica a descrivere: chi di Milano ha usato a piene mani l’apertura mentale e le opportunità non può vivere che con un senso di sconforto la deriva di provincialismo, di razzismo, di sonnolenza, di inutilità e di vuoto che si respira in città. Uno sconforto che aumenta a dismisura visitando città come Torino, per esempio, viva e vitale cento volte più che Milano, al punto che ci sono già milanesi che stanno decidendo di trasferirsi nella città che anni di Chiamparino e Bresso (con l’opportunità dell’Olimpiade sfruttata al meglio, altro che la figura da dilettanti pezzenti che stiamo facendo con l’Expò) hanno trasformato in un luogo vibrante e accogliente. I fatti di Via Padova sono la conseguenza di anni e anni di un’amministrazione di destra che non ha avuto lo straccio di un progetto, di una visione, che non ha mai davvero pensato a Milano come a una capitale europea. Siamo stati nelle mani di gente come Matteo Salvini, uno che ha elaborato l’idiozia dei tram per i milanesi, per dire, e che ieri viene fuori con una dichiarazione imbarazzante sui quartieri gay di Londra e di Parigi, che osa definire dei ghetti. Una classe dirigente razzista e arrogante che si prende il lusso di criticare città che ormai appartengono al mondo, esempi luminosi – nonostante le ovvie e oggettive difficoltà – di convivenza e di rispetto reciproco. Altro che Milano, purtroppo.”

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