Giornali di un altro pianeta

Tratto da: http://www.francescocosta.net/2014/04/25/giornali-di-un-altro-pianeta/

di Francesco Costa

Sono stato qualche giorno in Inghilterra. Ho letto il Guardian di carta. Non ho scoperto niente di nuovo, figuriamoci, né per me né per gli altri, ma ne approfitto per mettere queste cose per iscritto, così da avere qualcosa a portata di mano quando capita che qualcuno mi chieda “esempi concreti” relativamente alla mediocrità della stampa italiana rispetto a quella degli altri grandi paesi occidentali. Parliamo in questo caso del Guardian di un giorno a caso: della copia che mi è rimasta nello zaino, per essere precisi (e sì, in Inghilterra ci sono i tabloid: ma non credo che i grandi quotidiani italiani vogliano essere paragonati al Sun – o pensino di fare il mestiere del Sun – bensì proprio al Guardian o al Times).

C’è stato un brutto caso di cronaca, poco fuori Londra. Hanno trovato tre bambini disabili morti nella villa di lusso dove abitavano con la madre, casalinga di 42 anni, mentre il padre – agente di borsa – era in visita da alcuni parenti all’estero insieme alla figlia grande. La mamma era a casa coi bambini ed è stata arrestata, non ci sono altri sospettati. Immaginate come verrebbe trattato un caso del genere dalla stampa italiana. La famiglia ricca e benestante, la villa, il bel quartiere; la moglie sola a casa che ammazza i figli disabili; il padre che lavora nella finanza e passa più tempo in ufficio che a casa. Immaginate i titoli, le figure retoriche, le analisi da quattro soldi, le interviste agli psichiatri, i sociologi scatenati, gli editoriali sui soldi che non fanno la felicità e cose del genere. Il Guardian dedica alla storia l’intera pagina 3. Il titolo dell’articolo è:

Woman arrested after three disabled young children found dead at home

(Una donna è stata arrestata dopo che tre bambini disabili sono stati trovati morti a casa)

Niente “la strage”, niente “l’orrore”, niente “la tragedia” e cose del genere. Niente aggettivi tipo “agghiacciante”, “inimmaginabile”, eccetera. L’articolo è scritto da un giornalista che vuole dare le notizie, e non da un giornalista che crede di essere Hemingway, e quindi non contiene metafore, dettagli strappalacrime, esercizi di stile, enfasi drammatica, tentativi di fare letteratura. Comincia così, per capirsi:

Una donna di 42 anni è stata fermata perché sospettata di omicidio, dopo che tre bambini sono stati trovati morti in una casa. I corpi sono stati trovati in una camera da letto di una grande proprietà a New Malden, sud ovest di Londra, dove abitano Gary Clarence, finanziere della City, sua moglie Tania, e i loro quattro figli.

Siccome la polizia ha detto solo che “una donna” è stata arrestata, senza diffondere le generalità, il Guardian non dice direttamente che la donna arrestata è la madre dei bambini; scrive solo quello che sa, e non le deduzioni. È stata arrestata una donna nella casa dove hanno trovato i bambini morti. Nella casa, dicono i vicini, viveva una famiglia: un uomo, una donna, quattro figli di cui tre disabili. Poi va avanti ricostruendo la storia della famiglia in questione, sempre in modo molto asciutto e con tatto, dopo aver parlato con vicini di casa, amici e conoscenti.

Non ci sono pagine di “politica” in quanto tale, con interviste e retroscena su quello che succede in questo o quel partito. Non. Ci. Sono. Naturalmente i retroscena vengono pubblicati, ma occasionalmente e quando sono davvero fondati: quando c’è una notizia, insomma, e non due o tre al giorno. In questo numero non ce n’è nessuno. Gli articoli di politica-politica sono due in tutto il giornale, editoriali esclusi; in compenso ci sono molte cronache interne interessanti. Le pagine di politica estera sono 6, più una intera sull’impegno dell’esercito britannico nella guerra in Iraq e un’altra intera sugli inglesi musulmani che partono verso la Siria per combattere con i ribelli. Le pagine di economia sono 4. Il giornale ha in tutto 35 pagine, più 8 di sport e 12 di cultura e società. Sia le pagine di sport che quelle di cultura sono separate dal resto, così che uno possa leggerle separatamente: una cosa molto comoda per chi legge il quotidiano in metropolitana o sull’autobus.

Il giorno dopo la semifinale di Champions League tra Real Madrid e Bayern Monaco, un articolo delle cronache sportive – scritto da Sid Lowe, un fuoriclasse – iniziava così:

Cristiano Ronaldo iniziava a sembrare annoiato, quando è successo. Il miglior calciatore del mondo aveva aspettato fino all’ottavo minuto per toccare il pallone la prima volta, aveva aspettato altri quattro minuti prima di toccarlo una seconda volta, e altri sei minuti erano passati prima che lo toccasse per la terza volta. Il Bayern Monaco era al comando, la palla era loro e loro soltanto: in poco più di un quarto d’ora avevano messo insieme oltre 100 passaggi in più dei loro avversari. Ronaldo guardava da lontano, sulla sinistra, aspettando vicino a Rafinha. Ci sarebbe dello spazio qui, potrebbe aver pensato, se riuscissero a darmi la palla. Ma quello era un grosso “se”.

Finché non ci sono riusciti. Un tiro al volo superbamente bloccato vicino all’area di rigore del Real Madrid, un rapido passaggio lungo e quando il pallone è arrivato a Ronaldo, soltanto per la terza volta in tutta la partita, il cronometro mostrava 17:57. Nel frattempo Fábio Coentrao cominciava a correre. Invece che andarsene per conto suo, Ronaldo ha disposto il pallone lungo la sua traiettoria di corsa, alle spalle di Rafinha, e Coentrao lo ha raggiunto prima di Jerome Boateng. Il suo cross è passato tra le gambe di Dante e lontano abbastanza da David Alaba, poi Karim Benzema ha messo il pallone dentro con una certa classe. Esplosione.

Le 12 pagine di cultura e società – sono 12 pagine piegate a metà, quindi 24 piccole – comprendono, tra le altre cose: sei possibili e spiritose ragioni per cui il numero di crimini è in calo (tra cui: giochiamo tutti un sacco a Call of Duty), un’inchiesta sulla crisi delle imprese cooperative (cinque pagine, copertina compresa), ricette, una sezione in cui i giornalisti del Guardian e i lettori rispondono a domande tipo “Ho visto Breaking Bad e mi è piaciuto tanto, cosa guardo adesso?”; un articolo su uno scrittore inglese di origini indiane autore di orribili romanzi che vanno fortissimo in India promuovendo la conoscenza della lingua (titolo: “So bad it’s good”); una pagina intera di critica e commenti sulle cose andate in onda in tv il giorno prima, altre due sui programmi tv e radio del giorno; un’intervista a un’attrice che ha una nuova opera a teatro; un articolo di un fotografo che descrive la sua foto più bella (è una rubrica fissa), e poi comics (tra cui Doonesbury) e cruciverba. Niente riguardo le ristampe delle opere di scrittori inglesi del secolo scorso, niente raccolte epistolari tra autori dell’Ottocento, niente Seconda guerra mondiale, niente riguardo convegni letterari, niente piagnistei sul fatto che si vendono meno libri o sui consumi culturali dei giovani, niente proprio sui “giovani” in quanto tali, niente articoli di “scoperta” e presentazione di cose che le persone normali sanno da dieci anni (Fabio Volo vende tanti libri! La gente guarda le serie tv più dei film!). Poi ogni tanto ci sono anche queste cose, ma solo ogni tanto.

Un grande giornale del 2014 è fatto così: non con cose altissime o sedicenti tali, vecchissime o seriosissime, non con drammi e gossip, non con appelli e nostalgie, non con cose che interessano solo e soltanto agli addetti ai lavori – banalmente con cose fatte benissimo riguardo le cose del nostro tempo. Costa due euro.

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