Podemos, il partito che fa paura ai poteri forti

Alle ultime elezioni di maggio, Podemos ha ottenuto 5 seggi al Parlamento europeo. Grazie a 1.2 milioni di voti (8%), Podemos è diventato il quarto partito in Spagna. Un risultato che può essere considerato straordinario, se si considera che il partito è nato solamento a gennaio di quest’anno, cinque mesi prima delle elezioni. Straordinario non solo per il consenso ottenuto, ma perchè Podemos è un partito potenzialmente rivoulzionario, che si colloca fuori dagli schemi del pensiero unico, e che il suo giovane leader Pablo Iglesias, 35 anni, definisce, fieramente, anticapitalista.

Podemos è riuscito ad incanalare la rabbia degli “indignados” scesi in piazza e a trasformare quel movimento di protesta in un progetto politico concreto. Le rivendicazioni dei manifestanti (lotta alla disoccupazione giovanile, che ha superato il 42% in Spagna, lotta alle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea, alla corruzione, alle disuguaglianze sociali) sono diventati gli obiettivi principali del nuovo partito. Si potrebbe commentare con scetticismo che di gruppi politici che si sono posti quegli obiettivi (almeno in teoria), ce ne sono tanti, in tutta Europa. La retorica dei politici verte principalmente su quei temi. Ciò che distingue Podemos dagli altri partiti è il modo in cui esso intende conseguire i suoi obiettivi.

In primo luogo, Podemos intende trasformare l’attuale democrazia rappresentativa, in cui l’elettore, a causa della poca trasparenza dei processi decisionali e degli interessi sempre più divergenti tra i cittadini e la classe politica, si sente frustrato e impotente, in una democrazia diretta, in cui il popolo possa rendersi protagonista, avere un ruolo attivo nelle decisioni politiche che vengono prese ogni giorno. Lo scopo è riavvicinare il cittadino comune alla politica, in modo che esso si identifichi il più possibile con i suoi rappresentanti. La classe dirigente non deve essere una élite di poche persone con privilegi vari (stipendio elevato, immunità), ma composta da cittadini “normali”, competenti, che, attraverso il dibattito, lo scambio di idee e la fondamentale partecipazione popolare, siano in grado di far uscire la Spagna da una crisi che dura ormai da 5 anni. Pablo Iglesias ha affermato che la priorità è trasformare la maggioranza sociale in forza politica.

In secondo luogo, il programma politico di Podemos implicherà un ritorno dello Stato ad avere un ruolo di primo piano nelle politiche economiche spagnole. Per Stato non si intende, come ce lo dipinge l’ideologia neoliberista, un inutile apparato burocratico che ostacola il buon funzionamento del mercato. Riscoprire la centralità dello Stato significa una migliore gestione di servizi fondamentali quali l’istruzione e la sanità e una più equa distribuzione delle risorse. Significa, in poche parole, affidare ai cittadini le scelte che incideranno sulla loro vita, e togliere gradualmente potere a tutte le entità private alla ricerca di un profitto a tutti i costi.

Democrazia diretta e un impatto maggiore delle masse nelle decisioni. Per queste ragioni, Pablo Iglesias è stato definito “estremista” e addirittura “pericoloso”. Il leader di Podemos non è preoccupato di come lo descrivono i media o i suoi avversari politici. Anzi è convinto che sia un segno che il suo partito sia temuto, che stia dando fastidio a qualcuno.

Il leader del partito socialista spagnolo, Rubalcaba, si è dimesso in seguito all’esito delle elezioni europee. Il re ha abdicato. Le proteste in piazza per istituire un referendum sulla possibilità di scegliere tra monarchia e repubblica si fanno sempre più insistenti. E questo è solo l’inizio. Secondo i sondaggi, infatti, Podemos dovrebbe ottenere quasi il doppio dei voti ottenuti alle europee, passando dall’8% al 15%. C’è aria di cambiamento in Spagna, e Podemos può insegnare una lezione a tutti i paesi europei: Podemos, “possiamo”. Tutti insieme, è possibile cambiare le cose!

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