How to stop the global inequality machine | Jason Hickel

My read to start the day, thanks Tommaso. We need to keep in mind that capital is transnational and capitalists are cosmopolitan with no national loyalties. Workers on the other hand are increasingly retreating into nationalist ideologies that pit them against workers in other parts. So, to make the economy work for the many and not just the few, it needs to be projected onto the global level, retreating into nationalism is not a solution.

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La dura, durissima vita degli allenatori delle giovanili

Un bell’articolo di un vecchio compagno di gioco (Mattia Losi del Sole 24ore) su quanto vincere nel breve termine sia più facile dell’investire sui ragazzi della propria squadra per costruire fondamentali come si deve. Vale per il basket, ma per molto altro…
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Nella vita di un giocatore di basket (ma potremmo parlare di qualsiasi altro sport) esistono due fasi distinte: la prima è quella delle giovanili, in cui l’insegnamento della parte tecnica costruisce le basi indispensabili per poter arrivare alla fase due. Che è quella dei campionati senior, di qualunque livello essi siano. E lì, dalla Serie D alla Nba, non ci sono eccezioni: se non hai imparato davvero a giocare… smetti. Arrivi a diciotto, diciannove anni e improvvisamente ti ritrovi a guardare le partite da bordo campo: rigorosamente lato tribuna, in mezzo al pubblico.

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Jonathan Cook, journalist

This seems to me one of the most balanced comments on the Syria facts. Plus, I would add a comment someone made on another post, that sounds extremely relevant to this case: “The US intervention in Syria looks like someone dangling a set of car keys in front of a newborn to distract his attention while he takes something else from him”. Or, as Karl ReMarks http://ift.tt/2nKS8SP put it: “Trump has quickly discovered the magic principle of US politics: when things go wrong at home, start a military venture in the Middle East.”
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Formare giovani e regalarli all’estero

“Nel 2016, ben 115 mila italiani si sono trasferiti fuori dal Belpaese. Sono soprattutto studenti e neolaureati. Un flusso di persone istruite, il 31% è laureato, il doppio della media nazionale.” (Dati ISTAT 2016)

È da tempo che dico che l’Italia è un Paese in cui l’emigrazione funziona alla rovescia: non più i disperati che partono, ma i ‘migliori’ che se vanno e i disperati che arrivano.

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