Semafori a Milano

Una nota di Marco Biraghi da Doppiozero sui semafori di Milano.

“Il ritorno in città è sempre un po’ triste. Lasciati alle spalle i luoghi di vacanza, si torna a immergersi nella adusata quotidianità. Ma prima ancora di giungere a destinazione, da qualunque parte si arrivi e con qualunque mezzo ci si muova, capita di riaccostarsi ai luoghi noti, di ripercorrere strade familiari e di riattraversare piazze e incroci ben conosciuti. Lo si fa spesso con un misto di curiosità e di fastidio: in parte con un senso di rimpianto per la condizione “festiva” che ci si è ormai lasciati alle spalle, e in parte con un senso di riscoperta di ciò che ci è noto, che in una certa misura ci “appartiene”, ripassato però attraverso quello sguardo “nuovo” che la conoscenza di luoghi a noi in precedenza sconosciuti porta immancabilmente con sé. Continue reading

Appunti di viaggio a Milano – agosto 2011

I ragazzini cinesi, sudamericani e africani con le loro mamme fuori dalla mia vecchia scuola elementare, che parlano nella loro lingua con la mamma ma in italiano con forte accento milanese tra di loro. Sono il futuro dell’Italia e mi piacciono infinitamente di piu’ di tutte le altre cose piu’ “italiane” da sempre.

L’asfalto grigio, butterato e pieno di rughe e giunture, come si vede solo in Italia. Emette calore nella giornata gia’ umida e bollente, ti sfianca quando cammini e limita l’effetto della frescura serale, mantenendo il clima intollerabile a qualsiasi ora del giorno e della notte. Quando piove si formano pozzanghere enormi e insidiose, che ristagnano anche giorni dopo l’ultima pioggia e che accentuano l’effetto “fine del mondo” e la generale impraticabilita’ per i pedoni di strade e attraversamenti milanesi. Continue reading

Chi ha vinto davvero

Ci stavo pensando anch’io, ieri, guardando le facce e i leader di questa vittoria. Sembra la Milano di 40 anni fa, ed e’ proprio quello che cerco di far capire ai miei figli, che a Milano non hanno neanche vissuto e che mi guardano stralunati (come tutti i figli del mondo) quando gli dico “noi eravamo diversi”. Ma Sofri l’ha detto meglio, e prima, come al solito. Continue reading

Letizia e Twitter: se Sucate non ci fosse, bisognerebbe inventarla

Da un post di Bertram Niessen su Doppiozero

Osservare il centrodestra milanese alle prese con i social network è affascinante come guardare uno scimpanzé con un teodolite. E’ perverso, voyeuristico e commovente. In questi giorni di campagna elettorale milanese, tra la prima tornata e il ballottaggio, le opinioni sul ruolo giocato dalla comunicazione negli esiti del primo turno si sono sprecati.

Un dato evidente è la scarsissima capacità comunicativa dimostrata da vari attori del centro-destra: la competenza che questo ceto politico ha strutturato e messo a frutto in quasi vent’anni di supremazia televisiva si è rivelata incapace di rinnovarsi per mezzi di comunicazione diffusa e veloce, come Twitter e Facebook. Al contrario, è chiaro che proprio la logica “push” della comunicazione tradizionale è stata una delle principali cause di quella che non possiamo non  considerare una spettacolare débacle. Se questo si trasformerà o meno in un risultato elettorale concreto lo vedremo nel prossimo fine settimana. Intanto, vale la pena di prendere in considerazione tre dei casi più eclatanti di fraintendimento del funzionamento dei social media, inquadrandoli nelle cornici ideologiche più generali che li hanno generati. Continue reading

Non solo piombo nella Milano degli anni 70

di Michele Serra (da Repubblica)

Milano negli anni Settanta era una città allegra. Lo dico anche se so che non è vero, lo dico perché la memoria di quel decennio è ancora impiccata, trent´anni dopo, alle fotografie dei pistoleros di via De Amicis. Si dice “anni di piombo” e non rende l´idea di quanto fosse viva la città, non allegra (Milano lo è mai stata?) ma tremendamente viva. Continue reading

Soprattutto per milanesi: “Leielui”, il nuovo libro di De Carlo

L’ho letto, abbastanza in fretta, e coinvolto dall’atmosfera abbastanza ansiogena del racconto. Ci sono tante cose in cui mi ritrovo, da milanese nato e cresciuto li’, con riferimenti alla Liguria, al sud della Francia e, guarda un po’, anche a Vancouver dove mi ritrovero’ per due volte nel corso del 2011. Non sono certo che le descrizioni centratissime di luoghi, persone e manie tipicamente milanesi verranno colte da chi milanese non e’. Per il resto il romanzo funziona, c’e’ forse un po’ troppa filosofia sulla natura del conflitto uomo/donna, sul rapporto di coppia e sui rituali della societa’ di oggi, anche se integrata bene nei dialoghi. Continue reading

Shooting 3-pointers from the Milan countryside to the Madison Square Garden

An article published by the New York Times about Danilo Gallinari, set to become one the best European players in the NBA ever.

Knicks’ Gallinari Revisiting Basketball Roots

by Howard Beck – The New York Times, 30 September 2010

Danilo Gallinari’s 13-year-old brother, Federico, playing basketball on the same court Danilo did as a boy.  Continue reading

Ancora sull’Expo 2015

Milano. Sarà una grande opera a cura del Comune (Letizia Moratti), della Regione Lombardia (Roberto Formigoni) e del Governo italiano (Silvio Berlusconi) a caratterizzare l’Expo milanese del 2015. Si tratta di una enorme figura di merda, che sorgerà accanto ai grattacieli di City Life. La figura di merda di Milano sarà alta 170 metri, aperta al pubblico, visibile a tutti e già se ne parla in tutto il mondo.

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Martin Luciano & Figli

Riporto qui la storia dell’impresa Martin Luciano & Figli, che si trova sul Naviglio Grande e che molti milanesi conoscono bene. Per me, le visite al capannone pieno di indumenti ed equipaggiamento militare  usati, in pomeriggi scuri e brumosi dell’inverno milanese, rappresentano un bel ricordo. Uso il capitolo Storia dal sito web dell’azienda Martin Luciano per raccontare un capitolo positivo degli anni milanesi che mi hanno visto crescere.
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Un compagno sfortunato

A scuola, in ogni classe, c’e’ sempre qualcuno che per sue caratteristiche e per la facilita’ che hanno i ragazzi ad aggregarsi contro i piu’ deboli o i diversi, finisce per diventare lo zimbello di tutti o per essere etichettato come “strano”. Ovviamente anche nella sezione F del liceo Beccaria, a Milano nei tardi anni Settanta, c’era chi soffriva questo ruolo. Si chiamava Claudio, e a ripensarci mi sento anch’io colpevole per avere, senza volerlo veramente, contribuito a quel clima di stupida presa in giro che ogni giorno lo perseguitava.

Incollo sotto un articolo del Corriere del 1996, piu’ di 15 anni dopo aver salutato Claudio il giorno della maturita’. Che tristezza…

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Ancora su Milano

…dal blog di Ivan Scalfarotto, uno che spesso dice prima di me le cose che sento anch’io:

http://www.ivanscalfarotto.it/?p=5016

“Non amo Milano per le normali ragioni del sangue o dell’abitudine ma per quelle ben più forti del cuore e della ragione: quelle di chi è arrivato in questa città e ne è stato generosamente accolto fino a farla diventare la propria casa, per sempre. Milano è stata casa mia anche quando ero a Londra o a Mosca per lavoro, a Milano ho comprato casa e ho stabilito le mie amicizie più profonde. A Milano ho costruito il successo della mia vita di professionista, l’accettazione e l’equilibrio di persona omosessuale, il senso più profondo del mio impegno in politica. Per uno come me vedere Milano com’è oggi è un dispiacere – un dolore, direi – che si fa fatica a descrivere: chi di Milano ha usato a piene mani l’apertura mentale e le opportunità non può vivere che con un senso di sconforto la deriva di provincialismo, di razzismo, di sonnolenza, di inutilità e di vuoto che si respira in città. Uno sconforto che aumenta a dismisura visitando città come Torino, per esempio, viva e vitale cento volte più che Milano, al punto che ci sono già milanesi che stanno decidendo di trasferirsi nella città che anni di Chiamparino e Bresso (con l’opportunità dell’Olimpiade sfruttata al meglio, altro che la figura da dilettanti pezzenti che stiamo facendo con l’Expò) hanno trasformato in un luogo vibrante e accogliente. I fatti di Via Padova sono la conseguenza di anni e anni di un’amministrazione di destra che non ha avuto lo straccio di un progetto, di una visione, che non ha mai davvero pensato a Milano come a una capitale europea. Siamo stati nelle mani di gente come Matteo Salvini, uno che ha elaborato l’idiozia dei tram per i milanesi, per dire, e che ieri viene fuori con una dichiarazione imbarazzante sui quartieri gay di Londra e di Parigi, che osa definire dei ghetti. Una classe dirigente razzista e arrogante che si prende il lusso di criticare città che ormai appartengono al mondo, esempi luminosi – nonostante le ovvie e oggettive difficoltà – di convivenza e di rispetto reciproco. Altro che Milano, purtroppo.”