Appunti di viaggio a Milano – agosto 2011

I ragazzini cinesi, sudamericani e africani con le loro mamme fuori dalla mia vecchia scuola elementare, che parlano nella loro lingua con la mamma ma in italiano con forte accento milanese tra di loro. Sono il futuro dell’Italia e mi piacciono infinitamente di piu’ di tutte le altre cose piu’ “italiane” da sempre.

L’asfalto grigio, butterato e pieno di rughe e giunture, come si vede solo in Italia. Emette calore nella giornata gia’ umida e bollente, ti sfianca quando cammini e limita l’effetto della frescura serale, mantenendo il clima intollerabile a qualsiasi ora del giorno e della notte. Quando piove si formano pozzanghere enormi e insidiose, che ristagnano anche giorni dopo l’ultima pioggia e che accentuano l’effetto “fine del mondo” e la generale impraticabilita’ per i pedoni di strade e attraversamenti milanesi. Continue reading

Chi ha vinto davvero

Ci stavo pensando anch’io, ieri, guardando le facce e i leader di questa vittoria. Sembra la Milano di 40 anni fa, ed e’ proprio quello che cerco di far capire ai miei figli, che a Milano non hanno neanche vissuto e che mi guardano stralunati (come tutti i figli del mondo) quando gli dico “noi eravamo diversi”. Ma Sofri l’ha detto meglio, e prima, come al solito. Continue reading

Letizia e Twitter: se Sucate non ci fosse, bisognerebbe inventarla

Da un post di Bertram Niessen su Doppiozero

Osservare il centrodestra milanese alle prese con i social network è affascinante come guardare uno scimpanzé con un teodolite. E’ perverso, voyeuristico e commovente. In questi giorni di campagna elettorale milanese, tra la prima tornata e il ballottaggio, le opinioni sul ruolo giocato dalla comunicazione negli esiti del primo turno si sono sprecati.

Un dato evidente è la scarsissima capacità comunicativa dimostrata da vari attori del centro-destra: la competenza che questo ceto politico ha strutturato e messo a frutto in quasi vent’anni di supremazia televisiva si è rivelata incapace di rinnovarsi per mezzi di comunicazione diffusa e veloce, come Twitter e Facebook. Al contrario, è chiaro che proprio la logica “push” della comunicazione tradizionale è stata una delle principali cause di quella che non possiamo non  considerare una spettacolare débacle. Se questo si trasformerà o meno in un risultato elettorale concreto lo vedremo nel prossimo fine settimana. Intanto, vale la pena di prendere in considerazione tre dei casi più eclatanti di fraintendimento del funzionamento dei social media, inquadrandoli nelle cornici ideologiche più generali che li hanno generati. Continue reading