The European (schools) crisis

Students, teachers and parents say the educational system for the children of Eurocrats is broken.

Sealed within the cornerstone of the Brussels III school in Ixelles — one of the most sought-after educational institutions in the EU capital — lies a piece of parchment inscribed with the founding mission of the European School system.

Students in the European Schools, the statement declares, will be educated “side by side, untroubled from infancy by divisive prejudices“ and “will become in mind Europeans, schooled and ready to complete and consolidate the work of their fathers before them, to bring into being a united and thriving Europe.”

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10 diktats from Brussels that are ‘ruining’ life in Britain

Read it before you label me as pro-UKIP nutter… 🙂

From lowering energy bills to stopping toxic chemicals poisoning the environment, here are just some of the ways we’re tyrannised by the EU
theguardian.com|By David Shariatmadari

Perchè la crescita economica non è la soluzione

Il PIL è oggi considerato l’indicatore più preciso del benessere di un paese. Altri fattori (ridistribuzione delle risorse, disuguaglianze, qualità dei servizi, situazione politica), fondamentali per determinare l’andamento di un paese, non sono, assurdamente, tenuti in considerazione. L’economia italiana va sempre peggio. Renzi aveva annunciato ad aprile che l’Italia sarebbe tornata a crescere e che la disoccupazione sarebbe calata. Ma i dati pubblicati dall’Istat pochi giorni fa parlano chiaro: il Pil italiano è calato dello 0,3% nell’ultimo semestre e la disoccupazione è aumentata dello 0,5% rispetto all’anno scorso. Continue reading

Podemos, il partito che fa paura ai poteri forti

Alle ultime elezioni di maggio, Podemos ha ottenuto 5 seggi al Parlamento europeo. Grazie a 1.2 milioni di voti (8%), Podemos è diventato il quarto partito in Spagna. Un risultato che può essere considerato straordinario, se si considera che il partito è nato solamento a gennaio di quest’anno, cinque mesi prima delle elezioni. Straordinario non solo per il consenso ottenuto, ma perchè Podemos è un partito potenzialmente rivoulzionario, che si colloca fuori dagli schemi del pensiero unico, e che il suo giovane leader Pablo Iglesias, 35 anni, definisce, fieramente, anticapitalista. Continue reading

Multinazionali e svuotamento della democrazia

Oggi, quando si viaggia, le similitudini tra il posto lasciato e la destinazione sono sempre maggiori. Le differenze culturali, anche se molto meno di prima, per fortuna ci sono ancora, ma i negozi, i prodotti venduti, i servizi offerti, sono quasi sempre gli stessi in ogni angolo del pianeta. I giovani cinesi si vestono come i ragazzi di Roma, la marca di cellulare di un indiano è la stessa di un abitante del Brasile. Tutto questo non è nient’altro che il risultato di una vera e propria invasione delle multinazionali, che stanno sopprimendo le spettacolari diversità tra i popoli e tra i vari territori, e che sono ormai diventate esportatrici del modello Occidentale su scala globale, come se fosse il migliore e l’unico possibile per il progresso dell’umanità. Continue reading

The tragedy of the Arabs

A civilisation that used to lead the world is in ruins—and only the locals can rebuild it

A THOUSAND years ago, the great cities of Baghdad, Damascus and Cairo took turns to race ahead of the Western world. Islam and innovation were twins. The various Arab caliphates were dynamic superpowers—beacons of learning, tolerance and trade. Yet today the Arabs are in a wretched state. Even as Asia, Latin America and Africa advance, the Middle East is held back by despotism and convulsed by war.

Hopes soared three years ago, when a wave of unrest across the region led to the overthrow of four dictators—in Tunisia, Egypt, Libya and Yemen—and to a clamour for change elsewhere, notably in Syria. But the Arab spring’s fruit has rotted into renewed autocracy and war. Both engender misery and fanaticism that today threaten the wider world.

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Capitalismo e non-libertà

« Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata ». Questa frase di Herbert Marcuse, una delle figure principali della Scuola di Francoforte, e’, oggi, piu’ attuale che mai. Il controllo sul popolo da parte dei governanti, ai tempi del fascismo, del nazionalsocialismo e dello stalinismo, avveniva in modo autoritario, oggi avviene in modo “democratico”; Il popolo si sentiva oppresso, oggi si sente in una condizione confortevole; le manifestazioni venivano represse con la violenza dalle forze militari, oggi invece sono accettate dai governi, sono considerate ragionevoli. Per capire il significato della frase di Marcuse e’ importante capire le nuove forme di assoggettamento post-moderno delle societa’ di oggi, regno delle “illusioni confortanti” (Chomsky). Continue reading

Si può ancora parlare di schiavitù oggi?

La schiavitù esiste da secoli. Nel corso della storia ha mutato forma molte volte: dagli schiavi delle civiltà antiche (antica Roma), si è passati alla servitù della gleba del Medioevo, fino allo sfruttamento dei lavoratori dei paesi del Terzo mondo di oggi. La forma è cambiata, ma la sostanza è sempre la stessa. La schiavitù resta una forma di asservimento in cui lo schiavo viene obbligato a lavorare, privato della sua dignità umana e comprato e venduto come una qualsiasi merce per contribuire ai profitti di una ristretta élite. Associare la schiavitù solamente a ciò che è stato nella storia, credendo che sia un fenomeno esclusivamente del passato, significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà, accettarla cosi com’è, e legittimare l’ordine economico attuale. Continue reading

Worried about immigration? Try living in a developing country

One of few intelligent articles about immigration policies, today by David Turton (from The Guardian).

Any meaningful immigration debate should seek to maximise benefits for countries of origin as well as recipient states
Haitian students

Students in Port-au-Prince celebrate winning a scholarship to Senegal. Half of university-educated Haitians emigrate to other countries. Photograph: EPA

The surge in rightwing representatives at the European parliament election last week has sent a clear message to governing parties – a significant proportion of citizens across the continent are unhappy with immigration.

But if we are concerned with poverty and development, wealthy western nations should be more, rather than less, generous to potential immigrants and their countries of origin.
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