Quattro ipocrisie da sfatare sui fatti di Gorino

130724-mdDiamo il giusto peso a cose e parole. Si trattava di dare alloggio (cinque stanze su trenta di un ostello) per quattro mesi – cioè per l’inverno, quando l’attività turistica è inesistente – a dodici donne, una delle quali incinta. Di tutte le parole dette per giustificare l’ostilità della comunità di Gorino, le più disumane, e perciò più rappresentative, sono state: “Queste donne avranno pure degli uomini. E noi donne di Gorino siamo per molte ore sole in casa, perché i nostri uomini fanno i pescatori”.

Tradotto: non è possibile che siano donne dotate di capacità di discernimento perché sono cose, di proprietà di migranti maschi, quindi stupratori. In realtà gli uomini di queste donne fuggite dalla Sierra Leone e dalla Nigeria sono detenuti e torturati nelle carceri, oppure ormai cadaveri sulla strada della fuga nel deserto. Ma tant’è: ai presidianti è bastato far balenare questo argomento, accanto all’altro, quello dell’esproprio delle seconde case, cioè della minaccia alla roba, agli sghei – si sente la cadenza nella parlata di questi valligiani che antepongono la roba alla vita umana. E allora la prima ipocrisia da rimuovere è quella del “non siamo razzisti (ma…)”: razzismo e fascismo non sono etichette vuote, ma conseguenze di comportamenti concreti, e quello che è successo a Gorino è razzismo e fascismo.

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Le dieci leggende più diffuse sulla migrazione sfatate una a una. Tutto quello che bisogna sapere per sostenere le conversazioni assurde con amici, vicini di casa e compagni di lavoro. O magari per cambiare idea…
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The microfinance delusion: who really wins?

It is discouraging to see first-hand how right the author is… There is no easy way around the fact that we – the rich – will have to suffer to ease the burden of poverty.

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