Cenare con ATMosfera

ATMosfera tram ristoranteAppena tornato da 2 giorni a Milano, sto rimettendomi dalla consueta depressione che mi prende ogni volta che ci rimetto piede. Oggi, in ufficio, in uno dei tanti momenti di “serendipity” che sono il sale della mia vita, ho scoperto questa iniziativa dell’ATM (Azienda Trasporti Municipali, per i non-Milanesi).

Sembra una cosa semplice, ma conoscendo i vecchi tram di Milano e il fascino dei binari, e’ sicuramente da provare. Le prenotazioni sono complete per i prossimi mesi, ma penso che mi daro’ da fare per prenotare almeno una sera… Per una volta che l’ATM ne fa una giusta…

Se Bob Lauriski avesse avuto i tre punti

di Stefano Micolitti

Oltre ai fantastici 4 però vi era dell’altro. JOHN FULTZ, detto Mitraglia, ala piccola, mortifero tiratore della Norda Bologna. Look hippie con capelli lunghi e fascia sulla testa: si parlava di lui sul primo numero dei Giganti che comprai. Soprattutto mi facevano impazzire le sue scarpe Adidas scamosciate color ocra con stripes bianche…non era facilissimo trovarle; quando ci riuscii, obbligai i miei a comprarmele e poi ci dormii assieme. Oggi sono calzature trendy per fighetti. O tempora, o mores.
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Noi che abbiamo visto lo Sceriffo in post basso [ITA]

di Stefano Micolitti

Basketball in the first 70’s, per un ragazzino adolescente, era certamente rappresentato dai nostri eroi italici come Masini, Brumatti, Iellini, Bisson, Marzorati, Meneghin, ma non solo…quello che più di tutto solleticava la fantasia erano quei flash che arrivavano dagli Stati Uniti sotto forma di immagini, spesso in bianco e nero, che trovavamo sui Giganti del Basket, sul Guerin Sportivo e a volte nei luoghi più impensati…tipo Intrepido o Monello; quante volte mi sono soffermato su di una foto immaginandomi tutta la partita, fatta di schiacciate dalla linea di tiro libero con rotazione di 360°, assist incredibili ed altri numeri che solo la mente fervida di un adolescente completamente perso per la palla a spicchi poteva inventarsi. Essenze extraterrestri di un mondo che incrociavamo in pochissime occasioni e quando ciò avveniva, come alle Olimpiadi, avevi la netta sensazione di essere nato nel posto sbagliato.

 

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